mercoledì 21 gennaio 2004

L'Uomo Ragno – Identità Segreta



Uomo Ragno – Identità Segreta, L’ **
(ITA [USA] 2004, col, pag. 336) Soggetto: Brian Micheal Bendis, Bill Jemas. Disegni: Mark Bagley, Art Thibert, Dan Panosian. New York, oggi. L’adolescente Peter Parker, durante una visita scolastica agli Orsbon Institutes, futuristici laboratori di ricerca scientifica, viene morso da un ragno-cavia, nel cui corpo i ricercatori avevano immesso un particolare componente. Anziché morirne [sarà ad un passo], Peter acquista la forza, l’agilità, la capacità di scalare i muri del ragno – e finirà per tirarsi addosso una montagna di guai, a cominciare da quando con indifferenza lascia fuggire un ladruncolo che poco dopo ucciderà il padre putativo di Peter, zio Ben; e poi la minaccia di Orsbon stesso, tramutatosi in una mostruosa montagna di muscoli verdolini; fino al confronto col boss Kingpin e tutti i suoi accoliti.
Ragionevole paperback italiano [ne “I Classici del Fumetto di Repubblica”], con happy ending, che raccoglie i primi tredici numeri del comic-book “Ultimate Spiderman” [2000-2001], serie con cui la Marvel Comics si propone di modernizzare il celebre ragnetto, secondo una “drammatizzazione tipica del fumetto contemporaneo” – è in realtà uno dei numerosi tentativi, non sempre fruttuosi, di rigenerare l’universo della Casa delle Idee [2099, Heroes Reborn]. La confezione lussuosa della serie originale [cover dipinte, colori al computer, ritmi serrati, espedienti grafici innovativi] non raggiunge i livelli medi della pur desolante produzione Image anni ‘90, ed i dialoghi [che secondo le note di copertina si ispirano ad “autori come David Mamet e Woody Allen”] sono frettolosi e superficiali, per quello che ha offerto questo fumetto in quarant’anni. E se i personaggi di contorno, nella serie originale, erano abilmente approfonditi psicologicamente dal creatore Stan Lee [con Steve Ditko] con veloci battute e scarne vignette, qui agli stessi è attribuito non molto più di un nome ed un ruolo. Al contrario i momenti clue della saga [l’apprendimento da parte di Peter dei propri poteri, la scoperta del senso di ragno] sono diluiti ad libitum senza sfiorarne la drammaticità e lo stupore.
Alla prova dei fatti, questa versione “definitiva” attinge ai danni compiuti da John Byrne col suo “Man of Steel” [ovvero Superman. Le “origini” di entrambi si svolgono ai giorni nostri, tra computer e abbigliamenti hip-hop; l’alter-ego del super character non è più uno sfigato, ma quantomeno un insuperabile campione nelle discipline sportive scolastiche; il cattivo principale è un businessman che gode di coverage TV e stima diffusa e consolidata], vanificando non tanto l’obiettivo – furbo? –, degli autori originali, di creare immedesimazione tra lettori e protagonista, ma soprattutto stemperando la riflessione sui casi del destino, sulle motivazioni e le psicologie che caratterizzano i personaggi.
Grandissimo successo mondiale comunque per i titoli Ultimate, che attingono in fondo ai linguaggi televisivi e allo stile manga, conditi da un abile ritorno a ritmi anni ‘70 [il punto più basso, creativamente parlando, della Marvel]. Il tutto fa presagire lunga vita e buona salute alla serie [ed a quelle ad essa collegate], con la complicità quasi totale del fandom. L’edizione è un’antologia originale per il mercato italiano. Solita tradu-zione del testo grafico in italiano, con esiti scadenti. L’undici settembre è qui citato con un laconico “orribile attacco alla nostra città”.

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