domenica 31 maggio 1992

Maus II

Maus II Maus II: A Survivor's Tale: And Here My Troubles Began

Maus II: A Survivor's Tale: And Here My Troubles Began

Maus II: A Survivor's Tale: And Here My Troubles Began *** (USA 1992, b/n, pag. 144) Soggetto: Art Spiegelman. Disegni: Art Spiegelman. L’ebreo polacco Vladek Spiegelman è deportato nel campo di concentramento di Auschwitz all’inizio del 1944. Le sua capacità di adattamento gli valgono una serie di mestieri al campo, tra cui insegnante di inglese, stagnino, calzolaio - così sopravvive all’olocausto.
Questo lungo fumetto intreccia la biografia del padre dell’autore con il tempo presente, a New York, dove Spiegelman figlio riflette su fortuna e pressioni derivate dalla pubblicazione del primo tomo di “Maus”, dolorosa epopea di famiglia durante guerra e deportazione. Più del precedente volume, questa seconda parte brilla nella tecnica a fumetti e nel disegno. Il tallone d’Achille - come per altri libri, film e fumetti sull’argomento -, è il veicolare un messaggio d’odio, pur condannandolo. Le piccole frasi di riflessione sulla persona umiliata e ridotta al nulla, sono rare. La forza del racconto e gli eventi sovrastano tutto, ed anche qui il lieto fine è l’arrivo degli Alleati.
Ma il grande merito di Art Spiegelman è essere provetto cartoonist, ed utilizzare l’espediente della prima persona – il gioco di incroci presente/passato, attraverso i quali tutto è ricordo personale -, mutuandolo dall’underground del ‘68 e dintorni. Il libro, per svelare l’intima filosofia che lo sottende, andrebbe così idealmente letto, come fa l’autore, in compagnia di – domandandogli, ascoltandolo, commentando con lui – Spiegelman padre in carne ed ossa.

venerdì 5 maggio 1989

La pazzia del pipistrello


La pazzia del pipistrello ***½ (ITA-USA 1989, b/n, pag. 20) Soggetto: Frank Robbins [Franklin Robbins]. Disegni: Frank Robbins [Franklin Robbins]. Bruce Wayne, segreta identità del supereroe-pipistrello Batman, è testimone di matrimonio per Kirk Langstrom, ex scienziato-vampiro. Dopo una breve luna di miele, Kirk riprende i propri studi sulle mutazioni umane, ma una crisi lo pone in seri problemi: trasformatosi nell’alter-ego Man-Bat, semina terrore a Gotham City, finché l’amico Bruce/Batman riesce a contenerne la furia, ed a trovare una soluzione all’orrorifica patologia.
Albo unico della collana amatoriale che ristampa in edizione de-luxe - solo in Italia - alcune classiche storie di Frank Robbins della DC Comics, tratto da Detective Comics n. 416 dell'ottobre 1971, è tra i più belli dell'autore, ed abbonda di riferimenti nobili [Joe Kubert, Joe Orlando, Milton Caniff], nella cristallina originalità di multipli riferimenti autorali. I disegni - nervosi, carichi di dramma - si prestano ad un soggetto, sempre di Robbins, di riflessione pessimistica sulla natura dell’uomo. Il finale fideistico [“Se Dio lo vorrà Francie … se Dio vorrà!”] richiama le scappatoie buoniste alla Stan Lee, ma la frenetica psichedelia della narrazione è già un’intuizione sulle venture disillusioni socio-politiche USA, formalizzate nel media-intrattenimento per eccellenza: il fumetto.
Si noti che la storia venne pubblicata quasi in contemporanea in Italia, in una miniserie [involontaria] della Williams International: collana che raccoglieva il testimone del titolo già Mondadori [“Batman”, 1971], e dove venne meritevolmente utilizzata la prima pagina del racconto - tutt’altro che commerciale - come copertina apocrifa per l'edizione italiana.

martedì 26 luglio 1988

Red Dog



Red Dog *** (USA 1988, col, pag 32). Soggetto: P. Graig Russel. Disegni P. Graig Russel. Nell’Africa di Mowgli, il bambino allevato dagli animali della giungla, un lupo solitario chiede soccorso: i suoi piccoli sono morti per mano di un selvaggio cane rosso, a cui è stata tranciata la coda. L’indignato Mowgli chiede consiglio al branco dei lupi dove fu allevato, all’amico boa Kaa, ed alla giungla stessa. In breve la battaglia è preparata con cura, e, attraverso la scrupolosa conoscenza del luogo della battaglia, il giovinetto riesce a concertare un’imboscata al sacrilego cane ed a tutti i suoi sanguinari compagni.
Adattato a fumetti, il settimo libro de “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling, esce per un piccolo editore, che coltiva le ambizioni dell’ex disegnatore di supereroi P. Graig Russell, nell’attuare una commistione tra cultura “alta” e fumetto. Ma, secondo il collega Frank Miller, l’opera di Russell va amata nella sua intatta bellezza, affrancata dai riferimenti letterari. Riflessione sull’iconoclastia nei conflitti di sangue - la gratuita uccisione dei cuccioli -, l’indignazione di Mowgli e della giungla stessa è espressa con gusto neoclassico, che drammatizza la boria del “cucciolo d’uomo”, e messa in poesia dai panorami dell’America fantastica del Donald Duck di Barks e di Krazy Kat, dove gli animali sono credibili attori per proprietà anatomiche tutt’altro che scontate.
Settimo volume della serie d’autore di P. Graig Russell intitolata “Night Music”, è ristampata nel volume del 1997 “Jungle Book: Stories”, ed abbinata ad altri due adattamenti a fumetti da Rudyard Kipling.

lunedì 9 dicembre 1985

Cloack and Dagger

Cloack and Dagger *** (USA 1985, col, vol. 11). Soggetto: Bill Mantlo. Disegni: Rick Leonardi, Terry Austin, Terry Shoemaker, Mark Silvestri, Mike Mignola (Michael Joseph Mignola), Art Adams (Arthur Adams), Bret Blevins, June Brigman. Due giovani scappati di casa sono rapiti da un’organizzazione criminale che li usa come cavie in un esperimento sull’efficacia di una nuova droga. Unici sopravissuti, acquistano poteri straordinari che utilizzano per dare la caccia agli stessi criminali che li hanno mutati in esseri bizzarri.
Ottimo prodotto Marvel, per due supereroi suggestivi, Cloack [la Cappa] e Dagger [la Spada], il primo afroamericano, avvolto in un oscuro mantello, la seconda esile e bionda, è una giovinetta reminiscente della sensuale-senza-malizia Sue Storm dei Fantastici Quattro. La miniserie è composta da 11 albi, prosecuzione della omonima “Cloack and Dagger” in quattro parti del 1983: qui troviamo lo stesso team artistico – i suggestivi testi di Bill Mantlo, le matite dell’elegante Rick Leonardi, e la peculiare inchiostrazione di Terry Austin – che rinnova l’atmosfera horror delle prove precedenti, con qualche approfondimento psicologico in aggiunta. La sensualità dell’attrazione-repulsione tra la bella Dagger/Luce e l’inquieto Cloack/Oscurità, trova diverse conferme nei testi [“Il diavolo gioisce dei tuoi peccati” dice Cloack al fraintendimento della sua prossima vittima] e in generale nell’epoca, che – come in Frank Miller – insinua la liceità del uso del terrore nella lotta al male. Nella sua rischiosa gestione di argomenti scabrosi, tra cui la tratta di adolescenti, la serie è presto normalizzata da disegnatori tradizionalisti [l’allora acerbo Mike Mignola], ed infine dall’eccellente idolo dei teen-ager Arthur Adams.

giovedì 19 maggio 1983

Signal From Space

Signal From Space *** (USA 1983, col, pag. 132) Soggetto: Will Eisner. Disegni: Will Eisner. Osservatorio astronomico di Mesa, New Mexico. In una notte fine anni ’70 viene registrata una sequenza breve di numeri primi: si tratta senz’altro di un segnale di vita intelligente, proveniente dal piccolo pianeta Barnard – scoperta di tale portata, che i primi addetti ad analizzare i dati decideranno di tenere tutto per sé.
Sennonché a breve i Russi s'interessano, tramite una propria talpa, ad entrare in possesso dei dati, rapendo persino quei tecnici americani. Da qui - tra omicidi particolarmente odiosi, love story e tradimenti, intrighi di potere, improbabili tecnologie, fanatismi pseudo-religiosi, enormi interessi economici -, alla corsa per il primo lancio spaziale verso Barnard entreranno in gioco mille attori: le onnipresenti spie russe, l’idealista ma controverso astrofisico Budd – prontamente arruolato nella CIA -, la scalcinata e presto ricchissima setta “Il popolo delle stelle”, la spietata multinazionale “Multinational” [che influenza “la vita economica di 15 paesi del mondo”], il presidente USA uscente, quello loscamente neo-eletto, Milgate, e persino la più classica mafia italo-americana, e lo staterello africano “secessionista dalla terra” del Sedani, dove avverrà il primo lancio verso Barnard - tutti in corsa per il primato sull’affaire extraterrestre.
Seconda graphic novel della produzione matura di Eisner, dopo il rivoluzionario “Contratto con Dio”, è un lungo racconto morale di sofisticato livello, il cui l’elemento fantascientifico è solo un pretesto per un concatenarsi abilissimo d’ambientazioni da “crime story”, cliché da film su Cosa Nostra, drammaturgia à la Arthur Miller, sincera dietrologia radical in puro stile anni ’70, percorsi dell’anima tra amori idealizzati e sesso degradato.
Molta carne al fuoco dunque per un racconto in cui non si salva nessuno [persino il bravo e coraggioso Budd mette alcove e soldi sul piano dei propri ideali], nel quale ritroviamo alcune belle atmosfere Wellesiane a cui The Spirit ci aveva abituato [il passaggio della cortina di ferro, ed un omicidio a sorpresa nei bassifondi di una fascinosa Berlino], ma anche qualche ovvietà [il presidente USA in carica viene colpito con un fucile di precisione dall’Oswald di turno – che poco dopo verrà eliminato dagli stessi mandanti], ed una certa didascalica, a cui Eisner nei decenni seguenti ci renderà avvezzi - e di cui abuserà. E se la lucidità dell’opera è quasi unica, e la lettura altrettanto obbligatoria, troppo è lasciato alla memoria a breve termine, anche per il lettore affezionato.
Nota storica: il romanzo grafico è pubblicato in 8 capitoli su “The Spirit Magazine” tra 1978 e 1980, col titolo “Life On Another Planet” (in Italia "Vita su un altro pianeta"). Colorato e raccolto in questo volume dal titolo “Signal From Space” nel 1983, è infine ristampato dalla DC nel 2003 nell’originale bianco e nero, come parte della “Will Eisner Library”.