Lunga gestazione - anche - per un bel libro tutto italiano. Vanna Vinci, artista giovane – ma ormai quarantacinquenne – del comics d’autore, migra da uno stile carino e lezioso [su “Mondo Naif”] ad uno disegno più aggressivo, in linea col fumetto indipendente USA. Il soggetto, vagamente autobiografico, frequenta la grande lezione della Nidasio [“Valentina Mela Verde”] senza cogliere nel segno dell’analisi sociale e delle nevrosi generazionali del modello di riferimento. Assistita dall’editor Daniele Brolli e da altri redattori di una piccola casa editrice che l’ha allevata, l’autrice palesa il bisogno di un soggettista migliore di sé stessa, - oppure di praticare riferimenti culturali più originali. Tra l’encomio per l’editore, che scommette su un fumetto di nicchia, e l’ardua classificazione di una striscia in difetto della tradizionale destinazione su quotidiano, l’opera si riduce ad una catarsi dell’autrice, nel corso della propria battaglia per la comprensione del mondo in balia all’entropia – ma senza la pudicizia di un allenamento sentimentale privato.
by Alberto Rapisarda / ConCept (concept.press.italy@gmail.com)
venerdì 15 gennaio 2010
La Bambina Filosofica
Lunga gestazione - anche - per un bel libro tutto italiano. Vanna Vinci, artista giovane – ma ormai quarantacinquenne – del comics d’autore, migra da uno stile carino e lezioso [su “Mondo Naif”] ad uno disegno più aggressivo, in linea col fumetto indipendente USA. Il soggetto, vagamente autobiografico, frequenta la grande lezione della Nidasio [“Valentina Mela Verde”] senza cogliere nel segno dell’analisi sociale e delle nevrosi generazionali del modello di riferimento. Assistita dall’editor Daniele Brolli e da altri redattori di una piccola casa editrice che l’ha allevata, l’autrice palesa il bisogno di un soggettista migliore di sé stessa, - oppure di praticare riferimenti culturali più originali. Tra l’encomio per l’editore, che scommette su un fumetto di nicchia, e l’ardua classificazione di una striscia in difetto della tradizionale destinazione su quotidiano, l’opera si riduce ad una catarsi dell’autrice, nel corso della propria battaglia per la comprensione del mondo in balia all’entropia – ma senza la pudicizia di un allenamento sentimentale privato.
venerdì 12 giugno 2009
Classici DC: House of Mystery n. 1
Elegantemente presentato al pubblico italiano con copertina cartonata, il volume scorpora dalla miniserie USA tutti i contributi per la rivista del “maestro” dell’orrore Bernie Wrightson, disegnatore che si affianca di volta in volta a scrittori nella tradizione - come E. Nelson Bridwell, storica penna DC di ampie, e meditate, vedute commerciali. La poco dimestichezza del pubblico odierno per un gironalino noto solo dagli iniziati, rischia confusione, come nei primi anni settanta, quando la Williams tradusse alcune di queste storie per una rivista antologica sentimentalmente proposta a 32 pagine, come negli USA - ma fallendo entrambi nell’inquadrare un flusso - meglio ancora, una frazione di flusso - delle somministrazioni periodiche di comics alla gioventù, caratterizzate da prezzo, copertine sagaci [qui riprodotte in b/n], e dalla pratica del lettore di selezionare sparuti fumetti tra oceani di pubblicità. L’operazione “autorale” resta interessante, e tuttavia vaga.
I materiali originali risalgono a 1969-1974, le ristampe USA – già esumate in miniserie durante gli anni ottanta – al 2006-2008, mentre questo primo titolo italiano, anno domini 2009, potrebbe preludere a successivi volumotti secondo il consueto buonismo della licenziataria ispano-italiana.
venerdì 15 maggio 2009
I Mitici Disney - Topolino
I Mitici Disney - Topolino *** (ITA 2009, col, pag. 192) Soggetto: Romano Scarpa, Francesco Artibani, Tito Faraci, Casty [Andrea Castellan]. Disegni: Romano Scarpa, Corrado Mastantuono, Massimo De Vita, Marco Gervasio. Libro antologico del Topolino di Walt Disney, contiene quattro racconti completi. Nel primo “Topolino e l’unghia di Kalì”, un eccentrico milionario viene derubato d’un piccolo pezzo di una statua indiana, mentre in città si susseguono strane scorribande notturne ad opera di esseri apparentemente sovrannaturali. In “Topolino e il fiume del tempo”, il malandrino Gambadilegno conquista le grazie di Topolino, per farne il proprio socio nell’operazione di recupero del battello in cui vissero la loro prima avventura. “Topolino e le regolissime di Guazzabù” è un racconto giallo con colpo di scena: gli abitanti di Topolinia sembrano conquistati dalla febbre per un gioco di ruolo di grande moda d’ambientazione fantasy, ma sanno distinguere il sogno dalla realtà? Conclude il volume “Topolino e il lungo ritorno”, in cui un casuale scambio di valigette coinvolge il nostro eroe in un intrigo di spie industriali.Allegato al “Corriere della Sera” del febbraio 2009, con moneta da collezione, inaugura la serie “I mitici Disney” dedicata ai personaggi dell’affabulatore di Burbank. Prezzo promozionale di 1 euro per 200 pagine.
martedì 15 aprile 2008
Fantastic Four – The Lost Adventure

Fantastic Four – The Lost Adventure **½ (USA 2008, col e b/n, pag. 64) Soggetto: Stan Lee [Stanley Lieber]. Disegni: Jack Kirby [Jacob Kurtzberg], Ron Frenz [Ronald Wade Frenz], Joe Sinnot. In una banca di NYC un uomo assai disinvolto cerca di compiere una rapina con orpelli tecnologici. Ad impedire il crimine la Cosa e la Torcia Umana, ma il primo round va al sedicente Janus il Mega-man. Mobilitati i restanti membri del supergruppo dei Fantastici Quattro, il brillante Mr. Fantastic cerca di svelare la minaccia, memore d’una vecchia conoscenza dalla somiglianza impressionante, ma la resa dei conti ci presenta due Mega-man distinti, legati da un’ambigua relazione famigliare.
Il mogol Stan Lee riscrive una storia del 1969 ideata e disegnata da Jack Kirby. Nella versione 2008 il creatore dell’universo Marvel, in ottima forma, esibisce cultura tecnologica, e le battaglie avvengono tramite le linee Internet. Integrata dal disegnatore meno talentuoso Ron Frenz, la magia di Kirby è intatta, ed il gusto pop si inserisce perfettamente nelle tendenze fumettistiche dei giorni nostri. L’albo, fuori serie, fu pubblicizzato come una “canzone ritrovata dei Beatles”, ma all’epoca Lee rifiutò la storia di Kirby dal finale tragico, e quest’ultimo, ormai alle strette, abbandonò la Marvel dopo un ulteriore albo della stessa collana
Il libro contiene tre fumetti completi: la storia ricostruita “La minaccia dei Mega-men”; le matite originali di Kirby per Fantastic Four 102 [mai uscito e qui titolato “Fantastic Four #108: Kirby’s Way”]; ed infine la ristampa dello stesso numero 108 [“Il mostruoso mistero del Nega-man”] che già utilizzava parte di quei disegni di Kirby. Con un articolo critico di John Morrow, ed i commenti di Stan Lee direttamente sulle antiche tavole in b/n, il volume è – ancorché di nicchia – eccellente. Joe Sinnot, inchiostratore dell’epoca, richiamato dal semi-ritiro, è eletto a portavoce della Marvel per questo “evento”, e completa il fumetto con immutata maestria.
lunedì 15 ottobre 2007
The Complete Dick Tracy vol. 1
La casa statunitense Idea & Design Works (IGW) ha da poco dato alle stampe il primo numero della serie cronologica e completa, nonché sufficentemente filologica, del celebre personaggio di Chester Gould. Seguendo il filone inaugurato dalla Fantagraphics con gli esistenziali Peanuts, e col surrealismo di Krazy Kat (è in corso di pubblicazione anche il primissimo Popeye), questa riproposta di Dick Tracy ha ricevuto negli USA reazioni variegate.
Alcuni, come istantaneo approccio, trovano inutile che il pluripremiato cover designer Ashley Wood si rifaccia con tanta disinvoltura alla grafica della serie Peanuts, opera del geniale Seth.
Per i più pignoli, la stessa scelta dell'immagine di copertina - un Dick Tracy solare e rassicurante, che nei fumetti è tosto e quasi caratterista - si spiegherebbe col fatto che
Inoltre le prime striscie sono ancora lontane dai vertici artistici del cartoonist dell'Oklahoma, quindi si chiede pazienza al lettore, che tuttavia in libreria crede d'acquistare già un volume lussuoso e "definitivo".
Per tutta una schiera di nostalgici, la serie è stata accolta invece con grande entusiasmo: Chester Gould ai suoi esordi metteva tantissima carne al fuoco, e tutto il volume è straordinariamente avvincente.
In più, nonostante il monito di Frank Miller ("quando la smetteremo di considerare un oscuro fumetto del 1934 come un classico della cultura del '900?"), i completisti sono rassicurati sia dalla cura nella stampa, sia dal progetto editoriale, che promette di riproporre tutto ciò che Chester Gould toccò con matita. Costoro stanno già chiedendo in coro Bringing Up Father (in Italia Arcibaldo e Petronilla) ed altra archeologia.
Personalente - convinto di dare voce a molti amici italiani che m'espressero il loro amore per il Dick Tracy d'annata -, credo che un volumone storico come quello della Milano Libri (“Dick Tracy”) sia più che sufficiente per il potere/volere d'acquisto dei nostri fans. Ma accetto volentieri smentita.
lunedì 11 giugno 2007
Joe Sinnott & Fantastic Four # 102
giovedì 15 febbraio 2007
Alan Ford 500

Max Bunker ha deciso di scrivere il numero 500 della celebre serie “Alan Ford” [è in edicola contemporaneamente il numero 461 delle serie regolare], con anni d’anticipo. Nella tradizione dell’editoria a fumetti, gli albi con due zeri sono sempre un evento, ed infatti questo traguardo esce come numero autonomo: formato standard, ma “one-shot” dalla doppia foliazione, con grancassa auto celebrativa.
Resta un mistero il motivo per cui l’attuale duo artistico del biondo Alan [Bunker & Perucca] si dedichi en passant ad una storia di futuro imperfetto che, esclusi totalmente i forti sentimenti a cui ci hanno abituato i fumetti USA in iniziative analoghe [Dark Knight, Punisher: The End], si produce invece in abbondante ottimismo. Forse è buon auspicio per la durata della serie, che recentemente ha ricevuto un’impennata di vendite, e gode dei consensi dei lettori.
I misteri si trovano anche nella “continuity” del fumetto [il Numero Uno è vivo o morto? dove abita il Conte? e gli altri componenti T.N.T.?]. Così, per aggiungere simpatica confusione, Max Bunker lancia una passerella di comprimari, alcuni splendidamente disegnati da Perucca [quando ricorda il Magnus “numero 200” e de La Compagnia della Forca], altri originalmente fascinosi, altri ancora inutili e pasticciati - tutti comunque partecipi della felicità della coppia, oppure [come loro conviene] accaniti oppositori con regolari tiri birichini.
Ma il lettore – vecchio o nuovo che sia – non sente alcun bisogno di questo vago risultato artistico, standardizzato al punto che finirà con occupare il suo posto nella serie mensile, tra quattro anni. Forse il grande Max poteva realizzare questa storia “per uso interno”, come linea guida dei numeri a venire. Nel mentre ignoriamo che è un numero 500, godiamo la fresca inventiva del creatore del Gruppo T.N.T., e dimentichiamo che da troppo tempo - anche negli speciali -, manca una matita altrettanto degna.
Il numero doppio è integrato da una “repackaging” delle vecchie apparizioni di Minuette Macon, e dall’elenco dei titoli della serie, dove curiosamente scopriamo che la casa editrice pubblica gli albetti con un ritardo di dieci mesi dalla realizzazione [o lo fa credere].
martedì 15 novembre 2005
Documentatissimo, ed abile nel concertare colpi di scena, in tutti i tre racconti, il giovane Gonano. Ma è il gigante De Luca – spaziando con disinvoltura tra le raffinatezze di Bernie Krigstein e molta E. C. Comics, la pop art di Tiffany Jones, il colto Nicolas Devil, il migliore Enric Siò – che aggiorna e costituisce un suo stile personalissimo e mai eguagliato – che lo porterà a risultati di sperimentalismi e pathos, di lì a poco, nel confronto con Shakespeare.
Questa ristampa per Repubblica è assai buona, e riconosce i giusti meriti al Commissario Spada, un personaggio “d’autore” nato all’interno del fumetto popolare, e che, nonostante alcune incertezze nelle trame che solleticano la noia, ha permesso a Gianni De Luca di esprimere – è lui la vera star del volume – tutte le potenzialità che lo collocheranno nel ristretto Olimpo del fumetto. Comunque un volume impedibile, per tutti i palati.
Quasi in contemporanea, un diverso editore ha dato alle stampe l’opera completa del Commissario Spada, in quattro libri.
sabato 15 ottobre 2005
Absolute Watchmen

Fumetto che ha riscosso un successo probabilmente ancora insuperato. La qualità del soggetto e dei disegni è infatti indiscutibile, e scuote anche il lettore distratto. In realtà l'operazione che lo sceneggiatore inglese applica al genere supereroistico, pregna di polemiche, non si discosta molto dalla prassi gradita agli appassionati del genere. Alcune lunghe sequenze, in flash-back, sono dedicate alle origini dei superuomini, nella migliore tradizione di Hulk ed il Punitore. Mentre per quasi tutte le 400 pagine necessarie a svolgere la vicenda, anziché prendersi a pugni, ragnatele e palle di fuoco, come i vecchi personaggi dell'era di Stan Lee, i protagonisti di Watchmen litigano tra loro, mettendo in campo crudeltà verbali secondo registri affini alla cinematografia tutta dialogata di Altman o Nichols. Purtroppo, quando passano ai fatti, i Watchmen sono omicidi, stupratori, monomaniaci e manipolatori – secondo una spontaneità nell’agire che li compenetra. Uscita nel 1986 in dodici albi - ogni numero con alcuni elementi autoconclusivi ed altri ricorrenti -, la miniserie ha ricevuto il bene placet della DC Comics [quella di Superman e Flash], che aveva già acquistato da Moore il progetto dolente e pessimista di "V for Vendetta". La pubblicazione avviene a pochi mesi dalla cosiddetta rinascita americana [tra gli esponenti, l'omologo Frank Miller - tra i due c’è all'epoca un rapporto di cordiale indifferenza -, Kevin Maguire, Bill Sienkiewicz, ed altri]. Con la legittimazione da parte della più prestigiosa casa di fumetti di supereroi, resta da stabilire quanto Moore provasse simpatia per i propri personaggi, durante il suo sforzo di distruggere con la penna un tale mito economico e culturale. Invero nella graphic novel il soggettista inglese propugna un messaggio unico, il pacifismo anni settanta. La sua equazione è che giustiziere solitario equivale a prevaricazione ed abuso. Ma l'oceanica risposta di sincero affetto da parte dei fan, che parteggiano per gli eroi giusti - ammesso che vi siano -, e le pressanti richieste di un sequel - alle quali Moore ha sempre risposto negativamente -, allarmano su quanto, nell'industria dei comics, sia facile entrare nell'ingranaggio, ed i pupazzetti dei protagonisti, sarcasticamente pubblicizzati nel racconto, vengono prodotti dalla DC quasi immediatamente.
La graphic novel è raccolta in volume, esportata immediatamente in Inghilterra, poi in quasi tutto il mondo, diventando oggetto di culto, tra passaparola e critica conforme. In Italia è uscita - fatta a pezzetti - in una rivista contenitore, e finalmente nella sua interezza in tre diversi volumi, fino all'edizione economica del 2005 che ne ha rinnovato la popolarità, ma dalla quale scompare l'incipit di Giovenale "Quis custodiet ipsos custodes?" [chi controlla i controllori?], che è il fulcro per l'approccio all'opera.
Arte di Will Eisner, L’

martedì 7 giugno 2005
Batman Begins: The Official Movie Adaptation

Un altro istant-comic, adattamento del film omonimo, che mescola la via dello Jedi da “Star Wars”, e gli addestramenti nelle arti marziali della Elektra Marvel [quest’ultima, curiosamente, nelle sale cinematografiche a pochi mesi di distanza]. Ma la trama sconclusionata non merita un lungometraggio, men che meno un’intera graphic novel, in cui la presunta affinità col Miller di “Batman: Year One” si risolve in poche sequenze, dove si cita Jung a casaccio – letteralmente –, e nella quale le modalità nell’affrancamento dalle paure del giovane Bruce fanno rimpiangere poche righe di Jim Starlin da “The Cult”, che evocavano in modi più raffinati i conflitti e le scelte del protagonista. La realizzazione grafica è senza lode, e persino gli effetti al computer – da dimenticare – sono sacrificati all’urgenza di uscire in edicola in tutto il mondo come ricordino del film.
martedì 31 maggio 2005
Topolino Story 1949

Topolino Story 1949 ** 1/2 (ITA 2005, col e b/n, pag. 192) Soggetto: Guido Martina, Carl Barks, Chase Graig, Bill Walsh. Disegni: Angelo Bioletto, Carl Barks, Harvey Eisemberg, Paul Murry, Floyd Gottfredson. Primo album di una serie antologica che si propone di raccogliere in ogni volume le migliori storie pubblicate, nel dato anno, su Topolino libretto, forse il più celebre [e venduto] giornaletto italiano – l’uscita del primo numero è appunto dell’aprile del 1949, e la serie, a tutt’oggi, gode di ottima salute.
L’operazione ricalca chiaramente il successo de “I Classici del Fumetto di Repubblica”, dai quali mutua lo stesso prezzo di copertina, le modalità di distribuzione [come allegato ad un quotidiano, questa volta l’altrettanto prestigioso “Corriere della Sera”], e la periodicità settimanale.
Un po’ più piccolo il formato, rispetto alla nuova Serie Oro di Repubblica: le dimensioni sono quelle di un Tex leggermente più largo - il che comunque garantisce un’area stampabile di tutto rispetto, se paragonata al “tascabile” Mondadori.
L’idea è luminosa: “Topolino” ha pubblicato in oltre 50 anni una nutrita selezione dei migliori disegnatori e soggettisti di fumetti in assoluto – tra autori statunitensi, molti italiani, e qualche puntata in Sud America, Olanda e paesi scandinavi -, ed infatti in questo primissimo numero troviamo due storie di Carl Barks, un Floyd Gottfredson alle prese con Eta Beta, la celeberrima lunga avventura “L’Inferno di Topolino”, ed altro – tra cui una deliziosa favola a fumetti, “Il piccolo rimorchiatore”, con le matite morbide ed evocative di Harvey Eisemberg.
Per reggere la competizione con la potente Panini Comics – che cura I Classici di Repubblica – il “Corriere” si affida alla direzione di Gianni Bono, ed aggiunge quasi 50 pagine di contributi redazionali, ove spiccano le prestigiose firme di Luca Boschi e Gianni Brunoro. La convivenza tra fumetti ed articoli punta tutto sull’operazione nostalgia, praticata attraverso le fedeli riproduzioni fotografiche - metà in bianco e nero, metà a colori -, delle pagine di Topolino dei primi anni [questo per i fumetti veri e propri]; mentre gli apparati critici sono un dilagante “come eravamo”, fitto di riproduzioni di locandine cinematografiche, di pubblicità d’epoca, di giochini d’enigmistica, di figurine, foto, tutte riconducibili all’anno di grazia 1949.
Peccato che si sia rinunciato alla ricerca di pellicole od originali delle storie a fumetti, soprattutto per Barks [qui non ancora “rimontato”, ma successe dopo poco]. Le pagine del “Topolino”, ripulite digitalmente e ricampionate, denunciano seghettature inaccettabili per il 2005 [problema che non traspare nelle poche vignette, spesso in lingua originale, proposte negli articoli – questa volta complete dei bei mezzi toni tra aree bianche ed aree nere].
Mentre imbarazzano le decine di pagine di articoli, che sembrano venire da qualche strenna natalizia della Cassa di Risparmio locale. Secondo questo pernicioso accostamento, anche la grafica – disseminata di riquadri, didascalie per ogni piccola cosa, riproduzioni illeggibili o semplicemente inutili di articolini mondadoriani – è caotica [alcune buone ed isolate idee si sono però già viste nei volumi per gli abbonati a Topolino usciti negli anni ‘70].
Molto d’effetto resta la copertina: un gusto, che verrà mantenuto nei numeri successivi, tra Andy Warhol ed il Seth della recente “Peanuts Collection”.
martedì 10 maggio 2005
lunedì 9 maggio 2005
Star Wars, Episode III - Revenge of the Sith
Star Wars, Episode III - Revenge of the Sith * 1/2 (USA 2005, col, pag. 96) Soggetto: George Lucas, Tutte risposte che ci potevamo dare da soli, con pochissime varianti, senza che Lucas producesse questa luccicante vetrina di dialoghi interminabili, prolissità e noia sconfinata.
Qui i disegni sono curiosi, e si nota subito che grossi investimenti sono affrontati anche per l’adattamento a fumetti: i colori vengono applicati, con pastelli o tecniche che replicano questo approccio, direttamente sulle matite, altre volte su minimi tratti a china – sortendo un effetto da poster cinematografico dei tempi che furono, o comunque d’ambizioni pittoriche. Ma sin dalle prime pagine – un epica battaglia tra navi spaziali – ci rendiamo conto che le semplificazioni apportate dai disegnatori sono lontanissime dall’Epic Illustrated a cui strizzano l’occhio, o in generale dalla tradizione dello spettacolare fumetto SF d’autore [Heavy Metal, Moebius, Mike W. Kaluta], - sicuramente dall’eleganza del Bill Sienkiewitz che adattò “Dune” in rigoroso bianco e nero.
Bella l’edizione italiana, adattata da Giorgio Lavagna, corredata di note redazionali, informazioni storico-bibliografiche, alle quali s’aggiunge una piacevole galleria d’illustrazioni realizzate da Dave Dorman.
mercoledì 20 aprile 2005
Michel Vaillant – Il campione del mondo
Michel Vaillant – Il campione del mondo *** 1/2 (ITA [FR] 2005, col, pag. 256) Soggetto: Jean Graton, Philippe Graton. Disegni: Jean Graton, Studio Graton. Ammirevole antologia per “I Classici del Fumetto di Repubblica - Serie Oro”, che raccoglie cinque album completi del personaggio di Jean Graton, quel Michel Vaillant, pilota di Formula 1, il cui mito ha doppiato la pagina di carta, quasi fosse un autentico campione dei circuiti mondiali.Le prime due avventure, del 1968 e 1969, aggiungono agli alti standard consolidati da Graton sin dal ’57, un gusto per la narrazione grafica di palazzi, di sconfinati paesaggi [siamo in piena epoca “road movie”], che suggestionano per la cura dei dettagli [affascinante una Vendover, USA, notturna], ben lontani però dai fitti riferimenti fotografici di Taniguchi, o dai barocchismi architettonici di Schuiten.
Persino le automobili – è detto tutto – sembrano disegnate più a memoria, che non da modellini o progetti, e lo stesso struggente impressionismo lo si ritrova nella bella colorazione acquerellata, che, per gli standard anni ’60, dovette essere una scommessa.
Nelle storie più recenti (1986, 1988, 2003) i colori tornano alle tinte piatte della separazione tipografica, effetto comunque voluto come corollario d’un approccio più realistico di bolidi e piste, e certi eccessi – si vedano le ricostruzioni delle città che ospitano le avventure – ci avvertono che Graton non è insensibile alla lezione dei fumetti “industriali” del Sol Levante [Otomo], approccio confermato dall’accredito - finalmente - dei disegni [nell’avventura del 2003] allo “Studio Graton”.
L’antologia comunque rimane una grande lezione di come si dovrebbero fare i fumetti.
Notare gli onnipresenti marchi di una casa di pneumatici, di sigarette, di vari altri “brand”, evidentemente riprodotti non solo per rigore filologico.
venerdì 21 gennaio 2005
Wolverine – Le origini
Il corredo redazionale/iconografico è di ottima qualità. Presenti tutte le copertine degli albi da cui sono tratti i paperback, meritevolmente riprodotte dagli art-work originali [senza titoli sovrapposti]. Altre copertine storiche di Wolverine sono pure ristampate, tra cui due da “Weapon X”.

